Ada Lovelace, lei prima donna geek

Il 16 ottobre si celebra in tutto il mondo l’Ada Lovelace Day; un’occasione per ricordare il contributo che hanno dato le donne alla scienza ed alla tecnologia. Nella cultura moderna e contemporanea – dominata da figure maschili del calibro di Steve Jobs – Ada Lovelace è universalmente nota come il primo programmatore informatico della storia; in un certo senso la prima donna geek.

Nata nel 1815 dall’unione sfortunata del poeta romantico inglese Lord Byron con la matematica Anne Isabella Milbanke, Ada non ebbe mai rapporti con suo padre, che abbandonò la famiglia poco dopo la sua nascita e morì nel 1824, quando lei aveva solo nove anni. Tra i suoi appunti di adolescente non c’erano delle struggenti poesie d’amore composte nella solitudine della sua stanza, bensì complesse formule matematiche, tra cui il primo algoritmo concepito per essere elaborato da una macchina. Si può affermare che i geni materni prevalsero su quelli paterni? Le cose non andarono proprio così.

Per scongiurare l’eventualità che Ada seguisse le orme del padre poeta, la madre le diede un’istruzione prevalentemente scientifica, senza trascurare lo studio della musica. Tra i suoi tutori ci fu la famosa astrofisica scozzese Mary Somerville, che introdusse la giovane Ada al mondo magico dei numeri con un approccio filosofico, sfruttando la capacità di astrazione dell’allieva, nota già all’epoca per essere un enfant prodige.

Le rigide imposizioni della madre non le impedirono tuttavia di coltivare uno spirito ribelle come quello del padre. Di salute molto cagionevole (trascorse un anno paralizzata in un letto a causa del morbillo), la sua determinazione e la sua passione per la ricerca non si arrestarono mai, nemmeno di fronte alla malattia. A partire dal 1833 la Lovelace si appassionò in particolare al lavoro di Charles Babbage, professore di matematica a Cambridge, ed alla sulla macchina analitica, uno strumento progettato (e mai realizzato) che potremmo definire l’antenato del computer moderno.

Ada, l’incantatrice dei numeri

Ada intrattenne una fitta corrispondenza con Babbage – suo grande estimatore ed amico – che in una lettera la definiva poeticamente “l’Incantatrice dei Numeri”. Nel 1835 sposò William King e conseguì il titolo nobiliare di Contessa di Lovelace.

Tra il 1842 e il 1843 Ada tradusse in inglese alcuni articoli dello scienziato italiano Luigi Federico Menabrea (che divenne poi il settimo primo ministro del Regno d’Italia), immaginando una macchina programmabile dall’uomo – capace di produrre musica ed elementi grafici – e anticipando il concetto di intelligenza artificiale. Negli ultimi anni della sua vita le sue condizioni di salute peggiorarono ulteriormente e il vizio del gioco le fece perdere una fortuna. Si spense nel 1852 a causa di un cancro uterino e al suo capezzale, insieme ai medici ed ai pochi parenti rimasti, c’era anche lo scrittore Charles Dickens, uno dei pochi conoscenti a vederla morire.

Le osservazioni di Ada Lovelace hanno avuto una grande influenza sull’informatica, ponendo le basi di numerosi studi scientifici sul computer e sulle sue applicazioni pratiche.

Il linguaggio di programmazione Ada, creato dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti negli anni Settanta, prende il nome proprio da lei e rende omaggio alla sua attività di ricerca. L’Ada Lovelace Day prevede che in tutto il mondo si svolgano incontri e conferenze dedicate alle donne impegnate nel campo della ricerca scientifica e dell’informatica. Tutto nel ricordo di Ada, un’Ipazia moderna, figlia di un poeta e di una matematica.